Il sussidio destinato alle famiglie con figli a carico può essere interrotto dall’INPS in diversi casi: ecco chi rischia di perderlo e perché
Il Governo italiano ha introdotto negli ultimi anni diversi bonus e incentivi economici destinati alle famiglie. Alcuni di questi dipendono dall’ISEE, come l’Assegno Unico Universale (AUU), altri invece vengono riconosciuti a prescindere dal reddito. Dal marzo 2022, l’Assegno Unico ha sostituito una serie di misure precedenti, tra cui l’Assegno per il nucleo familiare, l’Assegno di natalità e il Bonus mamma domani.
Si tratta di un sostegno economico importante che riguarda milioni di nuclei familiari, ma che non sempre viene erogato senza interruzioni. L’INPS, infatti, può smettere di pagarlo in precisi casi stabiliti dalla normativa. Sapere quando e perché l’Assegno Unico viene interrotto diventa fondamentale per non trovarsi senza copertura improvvisamente.
Chi ha diritto all’Assegno Unico e come funziona
L’Assegno Unico Universale è un aiuto economico erogato mensilmente dall’INPS alle famiglie con figli a carico. Può essere richiesto da cittadini italiani e stranieri residenti e domiciliati in Italia, purché abbiano un permesso di soggiorno valido e rispettino i requisiti previsti.
L’importo varia in base all’ISEE familiare: si parte da circa 57,50 euro al mese fino a un massimo di 201 euro per ciascun figlio minore. Per i figli dai 18 ai 21 anni, il sussidio continua ma con alcune condizioni aggiuntive: devono ad esempio frequentare un percorso di studi, un tirocinio, un corso di formazione, svolgere lavoro con redditi limitati o risultare disoccupati iscritti al centro per l’impiego.

Un elemento importante è che l’Assegno Unico copre i figli a partire dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età, mentre per i figli con disabilità non ci sono limiti: il sostegno continua senza interruzioni, indipendentemente dall’età.
La domanda può essere presentata tramite il sito INPS, il contact center o i patronati, e deve essere rinnovata ogni anno attraverso la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) per aggiornare i dati ISEE.
Quando l’INPS interrompe l’Assegno Unico
L’INPS smette di erogare l’Assegno Unico in diversi casi specifici, tutti regolati dalla normativa. La prima e più chiara condizione riguarda l’età dei figli: quando il ragazzo compie 21 anni, il sussidio viene interrotto, a meno che non si tratti di figlio con disabilità, per cui il pagamento continua senza limiti. Se invece un figlio tra i 18 e i 21 anni non è più considerato a carico, l’assegno cessa immediatamente.
Un’altra causa frequente di interruzione è la mancata presentazione della DSU annuale: senza questo documento, l’INPS non può verificare il reddito familiare e blocca l’erogazione. Anche il venir meno dei requisiti di residenza, cittadinanza o lavoro può determinare lo stop al pagamento.
Tra le situazioni più comuni ci sono:
Figli che superano i 21 anni di età e non rientrano più nei requisiti.
Figli tra i 18 e i 21 anni che non studiano, non lavorano o non rispettano i limiti di reddito previsti.
Mancata o ritardata presentazione della DSU.
Trasferimento all’estero senza più residenza in Italia.
Perdita dei requisiti legati al permesso di soggiorno per cittadini stranieri.
Il rischio per molte famiglie è di trovarsi con un accredito sospeso senza preavviso, motivo per cui è essenziale controllare periodicamente la propria posizione sul portale INPS e rispettare tutte le scadenze.
Un sostegno fondamentale ma da monitorare
L’Assegno Unico Universale è oggi uno dei principali strumenti di sostegno al reddito per le famiglie italiane. Ha semplificato il sistema dei bonus, riunendo in un’unica misura diversi contributi che in passato avevano criteri e modalità separate. Ma proprio perché riguarda milioni di persone, è fondamentale conoscere bene i suoi meccanismi.
Le famiglie devono prestare attenzione alle scadenze, in particolare alla presentazione della DSU, e verificare ogni anno di possedere tutti i requisiti richiesti. Chi ha figli prossimi ai 18 o ai 21 anni deve controllare con attenzione le condizioni per non perdere il diritto all’erogazione.
Per i figli disabili, il sostegno resta invece continuativo, un aspetto che garantisce una maggiore stabilità economica alle famiglie più fragili. L’Assegno Unico resta quindi un pilastro del welfare italiano, ma è anche un sussidio che richiede attenzione costante da parte dei beneficiari.
